Happy genetica

Happy genetica

Ho avuto la fortuna di incontrare di persona Pier Mario Biava, qualche anno fà, quando ero ancora studentessa all’Università di Pavia. Che bei tempi, quanto era più facile la mia vita! Lessi il suo primo libro, Il Cancro e la Ricerca del Senso Perduto e rimasi estasiata dai suoi racconti e ammirata dal suo modo di essere scienziato. Gli scrissi una email, e mi rispose velocemente e anche con molta gentilezza concedendomi un colloquio e poi un’intervista, dalla quale nacque questo articolo, che venne pubblicato su Il Giornale. In quell’articolo c’è tutto il mio entusiasmo, o meglio c’era perchè la vita da libera professionista nella giungla odierna, un pò me lo ha tolto. C’era la voglia di fare, l’esaltazione nel conoscere una persona di grande calibro quale Biava, i miei sogni, la prima “cosa da grande”.
A livello scientifico Biava, già per una studentessa come me, era un modello importante a cui ispirarsi, moderno fin nelle sue prime ricerche, forse inconsapevolmente, e pieno di talento. Grazie a lui il cancro, quella malattia terribile che per alcuni è una sentenza di morte, ora è un po’ meno difficile da affrontare. Grazie a lui si devono gli studi sui fattori di differenziazione embrionale, importanti regolari epigenetici nello sviluppo di patologie tumorali e non solo. Biava è un po’ il padre dell’epigenetica, quel nome strano che quando ancora ero all’università qualche anno fa non si sapeva bene come descrivere, ma letteralmente la definivi solo con qualche frase. Ora gli studi hanno permesso di capire il funzionamento dei meccanismi epigenetici nello specifico, ma soprattutto di dimostrarne la grande rilevanza. L’alimentazione moderna, l’esposizione a tossici ambientali continua, ad esempio sono fattori epigenetici che possono influenzare il nostro codice genetico e portare alla malattia. Questo Biava l’aveva intuito da tempo, grazie anche al suo lavoro a Trieste da medico del lavoro. Ora ritorna con uno dei suoi ultimi lavori, per riconfermare tutte le sue teorie, e aggiungere che il corpo e la mente sono un tutt’uno. Per mantenerci in salute dobbiamo fare due cose: amare e ridere. Parla di stati emozionali, di rapporti familiari e sociali e del loro impatto sul nostro stato di salute. Dei suoi studi potrei scrivere per ore, ma vi invito a leggere i suoi lavori di persona, non potreste spendere meglio il vostro tempo. E’ uno scienziato gentile, che ha saputo portare avanti la ricerca usando le colture cellulari nel rispetto del regno animale e ha una forte coscienza ecologista, frutto di un vecchio impegno.
Nell’ultimo libro Happy genetica, ripercorre le fasi del suo lavoro e aggiunge la ricerca della felicità come fattore fondamentale per l’equilibrio di un organismo. La vita sembra quindi essere un circolo e uno scambio continuo di mediatori tra il soma e la mente, a determinare l’equilibrio dell’organismo stesso.
Di felicità Biava ne parla con Richard Romagnoli, con il quale è coautore del libro Happy genetica. Non lo conoscevo, ma mi ha molto colpita la lettura dei suoi capitoli e sono andata anche ad approfondire stimolata dalle sue parole. Che poi un libro come sempre ho pensato, almeno per me, capita sempre nel momento giusto. Richard Romagnoli parla di equilibrio, di yoga, di meditazione, di ridere, ridere almeno 3 volte al giorno come terapia fisica. Sperimentare l’allegria, porta alla produzione di una chimica della felicità capace di influenzare positivamente il nostro corpo. Ci sono ricerche a confermare che lo stress fa male alla salute, e nessuno meglio di me lo sa. Ho sperimentato sulla mia pelle negli ultimi anni, stress continui ed esagerati che hanno fatto male al mio corpo causandomi tutta una serie di problematiche. Lo stress continuo manda letteralmente al tappeto. Leggendo le parole di Richard Romagnoli mi sono resa conto che per la maggior parte del tempo non sono respiri, ma mezzi sospiri, per la fretta, la tensione, le difficoltà. Nei brevi momenti di vacanza, in cui posso concedermi tempo e una pausa dalla quotidianità, per magia tutto migliora.

La pratica dell’amore come la chiama Richard Romagnoli è una bellissima soluzione da affiancare a tutte le terapie mediche convenzionali. Dopo aver letto questo libro, mi ripeto che proprio io che parlo sempre di tossine, sono la prima ad averne una scorta infinita ma di quelle emozionali, che vanno considerate ed eliminate per permettere alla nostra forza interiore di liberarsi. Il rapporto con la malattia è molto complesso, e sicuramente in Italia ancora si deve sperimentare un atteggiamento più positivo ed empatico che permetta alle persone di affrontare diversamente la malattia, e di viverla non come un castigo, ma come un’opportunità di cambiamento.
Leggete questo libro, e regalatelo a chi ha appena scoperto di avere una malattia grave, sarà anch’esso una tra le cure fondamentali per guarire!
Altro grande libro edito da una casa editrice, Eifis, che tra le tante si distingue sempre di più per qualità dei contenuti e scelta degli autori, realmente interessanti e capaci!

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